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COSA FARE NEL CASO DI MOLARI DEL GIUDIZIO E ALTRI DENTI INCLUSI?
Articolo del 02/03/2007; in collaborazione con Prof. Dottor Pierluigi Caruso

Il problema della “disodontiasi” ossia della difficoltà di eruzione di un dente sta diventando sempre più frequente perché le ossa mascellari nel corso dei secoli e dei millenni si sono rimpicciolite e quindi non sono più in grado di accogliere nel loro ambito i 32 denti di cui si compone la dentatura umana permanente.
Ci sono però ossa mascellari di dimensioni normali in cui un dente può incontrare difficoltà ad erompere a causa dell’estrazione o la perdita precoce di uno o più denti da latte (il che influisce negativamente sul trofismo delle ossa mascellari), oppure l’avulsione precoce del primo molare permanente (che è normalmente presente in bocca già alla tenera età di sei anni) il 2° molare può far si che al momento della sua eruzione si spinga in avanti, ostacolando in qualche modo l’eruzione dei premolari, oppure chiudendo o riducendo lo spazio naturalmente destinato al 1° molare rendendo così difficile (se non addirittura impossibile) la sua ricostruzione protesico/impiantare.
Da quanto detto sopra scaturisce subito una considerazione: che i denti da latte sono molto importanti per l’armonico sviluppo delle ossa mascellari e quindi debbono essere conservati il più a lungo possibile in maniera da far si che vengano sostituiti dai permanenti nel rispetto dei corretti tempi di eruzione.
Il problema della inclusione ossea parziale o totale può riguardare uno o più denti e praticamente tutti i denti sono suscettibili di rimanere inclusi con una frequenza in ordine decrescente, per molari del giudizio, canini e premolari.
C’è poi il problema dei denti soprannumerari (che sono solitamente inclusi) e quello degli odontomi, tumori benigni dei denti, che spesso si presentano sotto forma di sacchetti che possono contenere fino a venti e più denti rudimentali.
La presenza di denti inclusi in una dentatura ha forti implicazioni sull’estetica del sorriso perché spesso si ripercuote sui denti frontali causando orribili asimmetrie e accavallamenti.
La diagnosi si fa sulla base di una sintomatologia infiammatoria, perché ogni volta che un dente incluso riceve uno stimolo eruttivo, cerca di farsi spazio tra i denti che lo tengono incarcerato provocando dolore.
Ma il più delle volte la diagnosi è occasionale nel corso della lettura di radiografie eseguite, come si usa fare ora “di routine” per le ortopantomografie che normalmente accompagnano le visite di controllo semestrali che i pazienti più scrupolosi sono soliti fare perché consapevoli del fatto che prevenire è meglio e meno costoso che curare.
La paura che pervade ancora oggi i pazienti cui è stato diagnosticato un dente incluso non dico che sia ingiustificata ma è in grandissima parte derivata da quanto i pazienti di oggi hanno sentito raccontare dai loro genitori o dai loro nonni che, quando si trovavano nella necessità di dover estrarre un dente incluso subivano interventi molto cruenti, traumatizzanti e dolorosi, (tali, comunque, da lasciare ricordi indelebili per tutta la vita) da parte di dentisti certamente meno preparati e attrezzati di quelli di oggi e che operavano con l’handicap di non poter ricorrere all’ausilio dei sofisticati mezzi diagnostici della radiologia moderna e, quando necessari, agli antibiotici per la preparazione all’intervento e per la terapia di eventuali complicanze.
Oggi il dentista che si accinge ad operare per l’estrazione di un dente incluso sa, prima di iniziare l’intervento, esattamente, direi quasi millimetricamente tutto del suo “avversario”: posizione, rapporto con i denti vicini, quantità dell’osso, dimensioni, forma, curvature delle radici, e chi più ne ha più ne metta; per cui può studiarsi, caso per caso, le vie di accesso più favorevoli e le strategie chirurgiche per estrarre il dente interamente, sacrificando quanto meno osso possibile.
Migliorati sono anche gli anestetici (più forti e meno tossici) e le tecniche di anestesia locale.
Grazie a questi progressi della scienza e della tecnica il dentista deve valutare molto attentamente ogni singolo “caso” di dente incluso con l’obiettivo di indicare un ventaglio di soluzioni possibili, ponendo l’accento su quella più utile e vantaggiosa per il paziente, perché è bene sottolineare che, con la collaborazione di un buon ortodontista, il chirurgo può recuperare ad un’utile funzione masticatoria e/o estetica molti denti inclusi che altrimenti finirebbero nel cestino dei rifiuti. Il tutto senza che cambi niente dal punto di vista del dolore e della paura da parte del paziente, perché si può affermare tranquillamente che dal punto di vista del trattamento da farsi, il disagio per il paziente è minimo nel caso che sia necessaria l’avulsione ed eventualmente un successivo impianto, come pure nel caso in cui sia indicato (e naturalmente utile!) un intervento di recupero, in collaborazione con l’ortodontista.
Per completezza in un articolo come questo, il cui scopo è quello di informare il grosso pubblico andrebbe fatto un accenno anche alla “germectomia” dei molari del giudizio.
Si tratta di un intervento che viene spesso consigliato dagli ortodontisti e che consiste nell’estrazione dei molari del giudizio quando ancora non hanno formato le radici, allo scopo di predisporre spazio utile per i rimanenti denti, quando certi segni e sintomi possono ragionevolmente autorizzare a ritenere che ci si trovi davanti a casi di “dentatura affollata”.
In tal senso si può dire che l’intervento di germectomia faccia parte di una serie di accorgimenti “di prevenzione” che utilizzati intelligentemente e tempestivamente sono molto utili per “regalare “ (si fa per dire!) ai giovani pazienti una dentatura bella e sana.
Per completezza di trattazione va detto anche che non sempre un dente incluso debba essere trattato: ci sono casi in cui, per ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare, la situazione si presenta in totale assenza di sintomi e senza creare particolari problemi estetici. In tali casi il dentista, nel rispetto del paziente, deve astenersi dal cercare di convincere il paziente ai disagi fisici ed economici di un intervento totalmente inutile.
Invece i denti inclusi sono spesso causa di nevralgie e/o di cefalee resistenti alle comuni terapie. Nella mia lunga esperienza clinica, soprattutto nel periodo in cui il ricorso alla radiologia diagnostica non era così frequente come oggi, mi è capitato di vedere pazienti affetti dall’una o dall’altra delle patologie sopraccitate, trattata l’una o l’altra con farmaci per lunghi periodi, durante i quali non era mai stata fatta una ortopantomografia che, in molti di questi casi, serve a mettere in evidenza un dente incluso che “può” essere la causa di una nevralgia o di una cefalea resistente ai farmaci, e che si risolve immediatamente dopo la rimozione chirurgica della causa che la scatenava.


 
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