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Una Sanità per i Pazienti Articolo del 05/06/2008; in collaborazione con Prof. Mario Silvetti
Da L’Unione Sarda del 20/01/07
Cambiare mentalità
Una sanità per i pazienti
L'ospedale è in crisi. Quotidianamente arrivano situazioni di mala sanità originate nella struttura nell’organizzazione e nel funzionamento degli ospedali. Tra le tante voci che denunciano i mali della sanità italiana e propongono rimedi c’è quella di Umberto Veronesi. Su Repubblica dell’8 gennaio l’oncologo lancia una proposta che ha elaborato negli anni con Renzo Piano. Riguardo al modo di concepire l’ospedale che “deve ruotare intorno alle esigenze del malato e non a quelle dei medici”. L’ex ministro della sanità dopo aver detto che “in generale il nostro sistema sanitario è fino ad oggi tra i più apprezzati dall’organizzazione mondiale della sanità e i nostri medici sono molto considerati al livello internazionale”, passa a considerare il modello ospedaliero,“un’area che non si è evoluta di pari passo con la scienza”. È necessario quindi rinnovarlo con urgenza. È tempo che l’ospedale italiano si trasformi e il cambiamento deve essere radicale, strutturale e culturale. L’ospedale è diventato col progresso tecnologico e scientifico un luogo di terapia e non più di diagnosi tanto meno di convalescenza e riabilitazione. In tutti i casi che non impongono un intervento d’urgenza, analisi ed esami andrebbero effettuati prima del ricovero, in centri diagnostici facenti parte di una rete il più possibile capillare nel territorio. Il paziente sarebbe poi ricoverato in un ospedale (di massimo 500 letti) ad altissima tecnologia, altissima specializzazione, dove rimanere i pochi giorni necessari ai primi trattamenti. Dovrebbe poi passare ad una struttura residenziale dove possa trascorrere la convalescenza in un ambiente confortevole ed aperto. Si tratta di un'impostazione nuova dell'assistenza che impone una rivoluzione culturale come ha detto lo stesso Veronesi su L’Espresso del 26 ottobre: la malattia è di per sé “uno stato di relegazione della vita normale e dal contesto sociale, l'ospedale non ha diritto di aggravare questa relegazione”. Attualmente, il paziente viene ricoverato, verranno fatti gli esami del caso, si interverrà con le necessarie terapie a si attenderà che le condizioni siano; tali da permettere la dimissione. Durante questo periodo (molto costoso; spesso troppo lungo, non sempre strettamente giustificato) il malato pur rimanendo in contatto con i familiari (a discrezione dei medici più o meno illuminati) vivrà di fatto isolato. La proposta di Veronesi è di creare un’organizzazione che sia in ogni sua parte funzionale al soddisfacimento del paziente,aiutato a risolvere i problemi posti dalla malattia,evitando di farne il numero di un letto in una corsia ospedaliera.
MARIO SILVETTI
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